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Il deficit del surfattante e l’importanza della ricerca

Ci sono malattie che tutti conoscono e altre di cui si parla pochissimo. Non perché siano meno gravi, ma perché colpiscono poche persone. Quando siamo di fronte alle patologie rare tutto si complica: spesso arriva tardi una diagnosi, mancano terapie efficaci, le famiglie si sentono isolate.

Il deficit congenito delle proteine del surfattante è una di queste malattie. Colpisce i polmoni fin dai primi giorni di vita oppure nei primi anni dell’infanzia. In alcuni casi si manifesta addirittura più avanti, in età adulta. È una patologia genetica ancora poco conosciuta e per la quale ad oggi non esistono cure risolutive.

Come associazione collaboriamo con uno dei massimi esperti di questa malattia, il Dott. Marco Somaschini, che da anni studia i meccanismi genetici alla base del deficit del surfattante e lavora in rete con centri di eccellenza come l’Istituto San Raffaele di Milano.

La ricerca è l’unica strada concreta per cambiare la storia dei bambini affetti da questa e da altre malattie rare.

Che cos’è il deficit del surfattante

Per capire la malattia bisogna partire dal surfattante. È una sostanza che riveste la superficie degli alveoli polmonari, cioè le piccole “sacche” dove avviene lo scambio di ossigeno, di restare aperti e funzionare correttamente. Il feto inizia a produrre surfattante dopo circa 24 settimane di gravidanza e tra la 34a e la 36a settimana di gravidanza i suoi alveoli raggiungono la quantità sufficiente da consentire rimanere aperti.

Senza surfattante, respirare diventa uno sforzo enorme.

Il deficit congenito delle proteine del surfattante è un gruppo di malattie genetiche rare che riguardano tre proteine fondamentali: la proteina B, la proteina C e la proteina ABCA3. Ognuna è prodotta da un gene specifico. Quando uno di questi geni presenta una mutazione, la proteina può essere assente, ridotta o non funzionare come dovrebbe. Il risultato è un danno progressivo al tessuto polmonare.

La malattia può presentarsi in modi molto diversi. Nella forma più grave, che colpisce soprattutto i neonati a termine, il bambino sviluppa un distress respiratorio importante già nei primi giorni di vita. Respira con fatica, l’ossigeno nel sangue scende, spesso non risponde alle terapie intensive standard. In alcune forme, come il deficit della proteina B, la situazione evolve rapidamente e può portare alla morte nei primi mesi.

In altri casi i sintomi compaiono nei primi anni di vita. Il bambino ha infezioni respiratorie ricorrenti, tosse persistente, affanno anche per piccoli sforzi. Il quadro può essere confuso con altre patologie respiratorie. Questo rende la diagnosi complessa e porta a ritardi che pesano sulle famiglie.

Il deficit della proteina C è la forma più imprevedibile. Può manifestarsi nell’infanzia oppure in età adulta, con quadri molto diversi tra loro: da forme gravi fino a situazioni lievi, in cui la mutazione è presente ma i sintomi sono modesti o tardivi.

In tutti i casi si tratta di una pneumopatia interstiziale rara di origine genetica. Oggi non esistono terapie risolutive per nessuna delle tre forme.

Bambino con malattie polmonari e respiratorie, concetto legato al deficit di surfattante polmonare e ricerca medica

Quali sono le cause del deficit di surfattante

La causa è genetica. Significa che all’origine della malattia c’è un’alterazione del DNA, nei geni che producono le proteine del surfattante.

Nel deficit della proteina B la trasmissione è autosomica recessiva: il bambino eredita una copia alterata del gene da entrambi i genitori. I genitori possono essere sani, perché portatori di una sola copia mutata. Questa forma è stata la prima a essere identificata, nel 1994, ed è anche la più rara.

Il deficit della proteina C, descritto nel 2000, si trasmette in modo autosomico dominante: basta una sola copia mutata per sviluppare la malattia. In alcune famiglie la mutazione si ritrova in più generazioni; in altri casi compare “de novo”, cioè nasce per la prima volta nel bambino, anche se i genitori non sono portatori. La stessa mutazione può dare quadri clinici molto diversi.

Il deficit di ABCA3, identificato nel 2004, è la forma relativamente più frequente. Anche qui la trasmissione è in genere autosomica recessiva. Sono state descritte oltre cento mutazioni diverse. Alcune portano a un quadro neonatale grave, altre a una malattia polmonare cronica che accompagna il bambino per anni.

Un elemento rende tutto più complesso: queste malattie sono probabilmente sottodiagnosticate. Un neonato con insufficienza respiratoria può essere trattato come un caso “inspiegabile”. Un bambino con tosse cronica può ricevere diagnosi diverse prima di arrivare a quella corretta. Senza test genetici mirati e senza centri esperti, molti casi restano senza nome.

Differenza tra deficit congenito e malattia delle membrane ialine

La malattia delle membrane ialine, o sindrome da distress respiratorio del prematuro (Respiratory Distress Syndrome – RDS), è una condizione frequente nelle terapie intensive neonatali. Dipende dall’immaturità del polmone: il bambino nasce prima che la produzione di surfattante sia sufficiente a mantenere aperti gli alveoli. Il deficit di surfattante legato alla prematurità colpisce circa l’1% di tutti i neonati, ma l’incidenza cresce in modo proporzionale all’età gestazionale: interessa circa il 25% dei nati intorno alla 30ª settimana e arriva fino al 50% tra la 26ª e la 28ª settimana. Per questo i neonatologi hanno a che fare spesso con questa condizione e con le sue complicanze.

Il deficit congenito delle proteine del surfattante ha un’origine diversa: una mutazione genetica che altera la produzione o la funzione delle proteine del surfattante. Può colpire anche neonati a termine oppure rendere insolitamente grave il quadro di un prematuro che non risponde alle terapie standard, nemmeno alla somministrazione di surfattante esogeno. In questi casi il distress respiratorio non dipende solo dalla prematurità, ma da un difetto molecolare che resta invisibile senza test genetici specifici. Riconoscerlo significa offrire alla famiglia una diagnosi precisa, una consulenza genetica e orientare la ricerca verso cure più mirate.

Le tre forme congenite restano malattie estremamente rare, con una prevalenza stimata inferiore a 1 caso su un milione per alcune forme. La mancanza di dati consolidati riflette la difficoltà di diagnosi e la sottostima epidemiologica: senza screening genetico diffuso, molti casi potrebbero essere registrati sotto diagnosi generiche di distress respiratorio o patologie polmonari croniche.

Giovane madre che tiene in braccio il suo bambino malato, concetto di cure familiari e supporto emotivo per bambini malati

L’impatto sulla vita delle famiglie

Una diagnosi di deficit congenito del surfattante cambia la vita di una famiglia. Nei casi più gravi i genitori si trovano in terapia intensiva poche ore dopo la nascita, sospesi tra speranza e paura, davanti a un quadro che non sempre trova risposte immediate. Quando la malattia evolve in forma cronica, la quotidianità si riempie di ricoveri, controlli, ossigeno, terapie, incertezze sul futuro.

Alla fatica clinica si aggiunge spesso la solitudine: si tratta di patologie rare, poco conosciute, con poche famiglie con cui confrontarsi. Per questo la ricerca è così importante: significa diagnosi più rapide, terapie più mirate, consulenza genetica consapevole.

Significa dare alle famiglie strumenti concreti e non lasciarle sole davanti a una malattia che oggi conosciamo ancora troppo poco. Sostenere la ricerca vuol dire partecipare a questo cambiamento.


Fonti:

https://www.osservatoriomalattierare.it/news/ricerca-scientifica/612-deficit-delle-proteine-del-surfattante-il-dott-somaschini-ci-spiega-queste-patologie

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0022347604009667

https://link.springer.com/article/10.1007/s001340050019

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